Maggio312012

Degli animali disegnati a matita nelle pagine di gennaio

C’è questa canzone che la canta Chet Baker, ma non è sua. In verità l’hanno cantata un po’ tutti, ma il proprietario proprio non me lo ricordo. Che poi, esistono i proprietari delle canzoni (senza entrare nei meriti o nei demeriti dell’industria discografica e dei diritti d’autore)? Ad ogni modo, c’è questa canzone e ho cliccato ripeti per la dodicesima volta di seguito o forse era la trentesima, non saprei dire.
C’è questa canzone che dice che ti ho dimenticato ma mi basta sentire il tuo nome o qualcuno ridere, che è la stessa cosa. C’è questa canzone che dice che sei come una risata. Ed è la cosa più meravigliosa che io abbia mai sentito. Non la canzone, è il fatto che sei come una risata, questa è la cosa meravigliosa. E mi viene da pensare che io, invece, sono solo come uno sbadiglio.

Maggio282012

Della station wagon mentale per viaggi immaginari

Quando mi capita di parlare della città in cui vivo o di quella in cui sono nata e, si capisce, si tratta di due città diverse, io dico sempre la stessa cosa. Non c’è niente. Niente da fare, mai niente da vedere. Niente. Io da piccola (non da piccolissima, che al tempo cercavo di sopravvivere alla fase Pat Morita) volevo vivere a Portland. Portland in Oregon. Portland che ha la metà degli abitanti di Milano. Milano dimezzata, in Oregon. Che poi uno dice ma se luogo di fantasia dev’essere, allora, che ne so, scegliti San Francisco, no? Vai ad abitare con i monaci shaolin, nutriti di uova di aquila, costruisciti la casa in un relitto di barca, fai un corso per imparare la polka, rimetti in piedi il gruppo degli z-boys, torna a vivere al paese di tuo padre, ma Portland? Eh, oh - rispondo io - a me mi piace Portland. Proprio così ci dico a tutti, ci dico a me mi. Portland in Oregon, dico. Io che a Portland non ci sono mai stata, che magari uno di Portland mi direbbe e che ci vieni a fare? Qui non c’è mai niente. Niente da fare, niente da vedere.

Maggio172012

salvatoregarzillo ha chiesto: Raccontami la storia del limone, please.

Hai mai lanciato o lasciato scivolare un limone dal principio alla fine di una discesa? Quello che succede, di solito, è che il limone si spezza in due prima di aver raggiunto metà strada. Si ammacca, si spreme, perde pezzi. I limoni sono quelle cose che ti capitano nella discesa che è la vita. Ci si ammacca, si subiscono i colpi, nascono lividi, si rompono le ossa, ma quel rotolare non puoi fermarlo in nessun modo e poi, dovresti ammetterlo, ti piace anche un po’. Continuerai a scendere, zoppicando, fino alla fine. Cosa ti aspetta te lo figuri durante il percorso. Se riesci a rallentare, magari, puoi bere una limonata.

Maggio152012
“Quanto è carogna la bella stagione a sussurrarmi nelle orecchie che c’è ancora tempo.” L’inverno è più onesto.
1PM
Maggio132012

ilprimaeildopo:

Oggi cade una pioggia sottile e fitta. Dalla signora sotto casa le ciliegie costano ancora sette euro e cinquanta al chilo, ma il loro colore può accompagnarmi sulle dita.

Oggi è domenica, vestiti le unghie. Faccele vedere!

Mandacele Qui.

Maggio122012

Della notte nera dei coyote(s)

È che io le cose con calma non son proprio capace, mi segui? Ci provo, eh, non si dica che non ci provo. Faccio finta di fregarmene, ma duro meno di un giorno. Sono una sfigata delle cose di fretta, io. Non è che mi puoi invitare a prendere un birrino e pensare che poi non mi farò i film su di te o che non starò metà della nottata a meditare sul mandarti o meno il messaggio della buonanotte che, lo sai, la buonanotte c’ha tutto quello strascico di sentimentalismo che manco le foto dei miei nonni al matrimonio. Tanto poi alla fine sono le tre e io il messaggio della buonanotte non te l’ho ancora mandato e se te lo mando adesso magari ti pensi che sono pure una pazza, che ci siamo salutati a mezzanotte e tre quarti e io che ho fatto fino alle tre? Eh, che ho fatto? Te lo dico io che ho fatto: ho scritto e cancellato quel cazzo di messaggio per dieci, ma che dico dieci, venticinque, ecco, venticinque volte e non te l’ho neppure mandato. Quando mi chiami e ad un certo punto dici va bene, adesso me ne vado a letto e dici sempre dormi bene e te lo dico pure io e invece ti vorrei dire ti bacio fino a domani, ma mi mordo la lingua e mi esce solo un mugugno che non si capisce niente, io quando mi dici ciao, eh, buonanotte, ci sentiamo, no, vabbè, ci sentiamo non lo dici mai, ma comunque, insomma, è tanto per capirsi, io quando mi saluti poi ho sempre altre cose da dirti. Tu c’hai dalla tua tutta quella razionalità, la razionalità delle cose fatte con calma, ma come posso pensarle le cose con calma se nei tuoi occhi io ci verrei a vivere adesso? No, davvero, organizzo il trasloco in due giorni, tu dai una spazzata ai pavimenti ed è fatta. Te l’ho detto, mi accontento di poco, ma quel poco deve venire di corsa. Mi piacciono le cose di fretta, ti ho detto, perché si sa sempre come vanno a finire. La questione è che tu mi piaci più delle cose fatte veloci e anche più delle cose fatte piano e allora dico che è ok, ci sto, come vuoi tu, andiamo con calma, ma sorridimi sempre e, per favore, taci sul fatto che dirti che mi piaci più delle cose è già correre, che la bicicletta è a riparare e in piedi mi faccio sempre del male. Stasera, quando te la sentirai, chiamami che ho qualcosa da farti vedere e quando mi avrai salutato me ne verranno in mente altre tre. Tu chiamami anche domani.

È che da quando ti conosco mi piacciono i baci e tu, tu non me ne dai mai abbastanza.

Maggio112012
5PM
Maggio102012

Dei tuoi denti da prendere come pasticche contro la golite

Avevo ragione io a dire che polso non mente: ho la febbre. Il termometro l’ha confermato e mi è venuta voglia di fare la prova del nove con le tue labbra sulla mia fronte. Tirati su le maniche della camicia e portami una pezzolina bagnata e fresca, una ciotola di gelato per il mal di gola e la camomilla, ma solo prima di dormire. Tienimi la testa sulle gambe e chiedimi se ho un ultimo desiderio. Ti dirò che desidero i baci o il riso al pomodoro, lo sai già.

Accarezzami i capelli e dimmi che domani starò meglio. Poi andiamo a mischiarci i microbi nella vasca.

2PM
[Flash 9 is required to listen to audio.]

Ciao. Questa è la canzone che racconta le cose che non so di te. Ascolta tutte le parole. Poi dammi i baci lunghi.

(34 plays)
Maggio92012

Del sedersi a terra e lasciarsi pettinare dalle voglie

Ieri ti ho detto che sarebbe stata una buona giornata. Mi sveglio che è già tardi. Salto la colazione e scendo le scale di corsa. Mi avvicino alla bici e le tiro un paio di pacche sulla sella, come al solito. La ruota è forata da un pezzo. Continuo a dire che devo rimetterla a posto, poi non lo faccio mai. Mi incammino a piedi, che coi piedi non sono pratica, lo sai, s’inciampa di continuo, coi piedi. Dammi la mano, la strada è tanto lunga. La percorreremo con calma, un passo dopo l’altro. Quando arriverà il caldo feroce ti asciugherò la fronte con il dorso della mano. Dallo zaino tirerò fuori il thermos con il succo e berremo dallo stesso bicchiere, un sorso ciascuno. Riparami dalla pioggia di cani e avvisami tutte le volte che vedi una buca. Porta un anti-inverno per placare le tempeste che mi nascono nello stomaco. Ogni dieci passi fermiamoci. Baciamoci stretti contro i muretti. Facciamo l’amore da Luglio a Settembre.

Maggio72012
ilprimaeildopo:

“La foto del prima immortala una mano (senza smalto) che copre una bocca, la seconda un dito (con lo smalto) che incita al silenzio perché a volte basta un piccolo dettaglio, come uno smalto rosso, per sentirsi meglio con se stessi e mettere a tacere quelle vocine fastidiose che fanno tanto male all’autostima”.
Foto: Anna Frabotta

Il progettino va avanti. Se vuoi partecipare, ti invito, trovi tutto Qui.

ilprimaeildopo:

“La foto del prima immortala una mano (senza smalto) che copre una bocca, la seconda un dito (con lo smalto) che incita al silenzio perché a volte basta un piccolo dettaglio, come uno smalto rosso, per sentirsi meglio con se stessi e mettere a tacere quelle vocine fastidiose che fanno tanto male all’autostima”.

Foto: Anna Frabotta

Il progettino va avanti. Se vuoi partecipare, ti invito, trovi tutto Qui.

Maggio42012
“Il pensiero di te in accappatoio è con me da questa mattina.” Per piacere rivestiti.
Maggio22012

Anonimo ha chiesto: stai attenta.

Guarda, te lo dico, mi spaventi solo se: sei un cane; sei un ago; sei It il pagliaccio; sei Pamela Prati; sei la versione rimasterizzata male di Chimera di Gianni Morandi; sei una buca in campagna che attenta alla vita delle mie caviglie; sei un giapponese che non sa parlare inglese ma che deve andare in aeroporto; sei la mia vecchia professoressa di latino; sei la versione integrata con scene extra della durata di trentacinque ore senza pause di Guerre Stellari; sei un bambino a cui devo spiegare come scrivere la parola semaforo; sei la discografia dei Queen; sei mia madre. L’elenco non è esaustivo, ma riesce a rendere l’idea. Ora, sei tu mia madre? Se la risposta fosse si, potrebbe derivarne una comica scenetta nella quale decedo. Rispondi, dunque, no o non rispondere affatto. Grazie.

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